sabato 28 aprile 2018

Lettera 89



...da quel sabato a mezzo settembre (galeotto, il sabato) in cui la mia vita si è mutata in sogno e i miei pensieri nel frusciar del mare, non ho vieppiù cercato avante (come direbbe il poeta a Te caro) e come in un meraviglioso oblio ho riposto il mio vago fardello di preoccupazioni quasi a voler riprendere fiato un istante.
Fatale fu l'istante, che il il sogno mi ritenne nel suo luogo ed il leggero calore dei Tuoi baci mi negò il risveglio. Ma, come avviene che la mente a tal punto possa amare i suoi fantasmi da non volersene più separare, altrettanto triste come il succedersi del risveglio al sonno è l'ineluttabile riscatto del reale dal vano rapimento della fantasia e dei suoi folli servitori. 
E a tal legge insana non ci è concesso sottrarsi e Tu che nel sogno sei il mio amore e nel mio cuore sei il sogno, Tu questo lo sai e lo senti come si sente scivolare via fra le dita la sabbia di spiagge inghiottite dal mare, come ricordi di nuvole che cambiano e prendono forme che non sai disegnare, agonia della memoria di un sogno che sfuma al risveglio.
Amore mio,  non vedremo dunque due volte piena la stessa luna?
Non è la domanda, non la risposta quello che ci atterrisce;  forse le due cose insieme o il silenzio che le separa. Non è la luce né l'ombra, ma il breve crepuscolo dalle continue, mutevoli sfumature a dar forma alle nostre paure e senso alle nostre vite.

Lettera 41

Amore lontano,

vorrei percorrere i tortuosi sentieri della memoria per stillarne le ragioni di questa nostra condizione che, pur non senza rimedio, tuttavia così tenacemente al di sopra delle nostre capacità, sembra aver vinto la mia e la Tua resistenza.
Da parte mia, lo ammetto, lo sconforto ora più che mai frena i miei pensieri e non averti qui è una vertigine, un tetro smarrimento.
Perdonami se oggi il saperti comunque mia non ingolfa questi strazianti gorghi formatisi nel tumultuoso torrente dei pensieri, se il dubbio è sorto non so come a sfregiare il mio animo e  a prendere il posto della quotidiana sofferenza che ben conosco e so affrontare.
Amore mio, da qui il bisogno di mettere mano alla penna una volta di più e farti carico e scudo dei miei malumori.
Saprai sopportare anche questo, mia pace?

Pensami sempre tuo

Lettera 19

Amore mio,

Ti scrivo queste poche righe perché non si dica che il nostro amore copra le distanza e tanto meno questa infinita che ci separa.
Quale il perfido piano di un ingrato destino, che il nostro esser perennemente divisi non si compia, è ciò che ora, come sempre, come non mai voglio per le nostre vite spezzate: per Te che sei l'alba ed io il tramonto dello stesso astro, nello stesso cielo, Amore mio.
Ancora una volta Ti scrivo per placare il dolore e colmare il baratro che Ti tiene irrimediabilmente, infinitamente lontana e, forse, per il Tuo disilluso piacere, ancora una volta, di leggere le mie parole, immaginando la mia voce mai udita, così come nei miei sogni accarezzo la Tua, quale amante che teneramente sfiori la rosa ricevuta in dono.
Qual breve durata, rugiada, ha questo acerbo consolo. Breve è il sollievo, se per tal pena di sollievo si possa parlare, ma come nell'arduo rifugio celeste usino additare il rimedio agli errori e le risposte ai misteri delle loro vite le umane genti, io ardisco affidare a Te la mia sorte, mio rifugio, per fondermi in Te come il colore alla tela.

Da sempre tuo

giovedì 26 aprile 2018

Per non guardare indietro

Per un attimo mi volto distratto
E vedo alle mie spalle lo sfacelo
di cartoni alla rinfusa accatastati
ricolmi di persone, cose, oggetti,
ricordi scoloriti o già scordati
mischiati alla ricerca di quel senso
che forse un giorno chissà come
avevano pur dovuto avere.
E mi domando se anche a te tornino in mente
pensieri che non sapevi di pensare
ricordi che non credevi di serbare
o forse qualcheduno da cui invece 
credevi di poter fuggir per sempre
che, come folletti nascosti in qualche angolo
dello stomaco, risalgono il pensiero
stringendo forte il cuore 
e rubano il fiato in un istante 
d’intenso docile dolore.
E con loro sempre qualche ombra 
dove stare attenti a non cadere,
scura di rimpianto o di vergogna; conti 
che sempre troppo tardi o troppo stanchi 
abbiamo dimenticato di saldare.
E aspetta aspetta, il tempo ha fatto il resto
E dormi dormi, il giorno non è più lo stesso
E speri sempre, senza più un motivo
E guardi avanti anche se di fronte 
non è rimasto che l’ultimo gradino.
E mentre muovo dei miei l’ultimo passo
che tante orme sconnesse hanno lasciato 
indietro, sperando senza senso te
che dal passato m’afferri per salvarmi,
tendo la mano come per un istinto antico.
E in quell'attimo mi volto distratto
E vedo alle mie spalle lo sfacelo...

sabato 17 febbraio 2018

La musica del mondo

Per quanto il cielo si tinga d'azzurro
il sole scaldi, il fiume scivoli
frusciando nel bosco,
la luna mormori la sua magia
e dolce soffi la brezza fresca della sera

Benché dalle vette innevate 
la notte accarezzi le cime dei pini, 
il cielo brilli di stelle accesso, 
risuoni il prato al canto dei grilli 
e il ramo al frinire della cicala, 
Il mio animo è inquieto.

Il pensiero  non trova pace
se non nel ricordo di te;
Il mio sguardo si perde nel desiderio
dei tuoi occhi e la musica del mondo
non ha l'armonia di un tuo sorriso.

Innumerevoli voli

Innumerevoli volte ho cercato di rubare spazi che non appartengono a questa dimensione.
Preludi di domande opposti al senso comune immolate sull'altare del compiacimento
Flussi di parole vuote a colmare abissi di occhi spenti

Se il mondo fosse una spugna tu saresti la pioggia del mattino ed io la schiuma che adorna gli angoli di mari in tempesta, la rugiada che si perde nei tombini, la muffa sulle bucce dei mandarini.

Se gli alberi fossero arti di questa sfera vivente e i fili d'erba le sue innumerevoli dita, noi saremmo anelli impazziti che giocano a nascondino fra le sue rughe

Per ritrovarci ogni volta come il senso di queste parole
Per ritrovare te , che dai senso a questa vita
Per dirti ogni volta più forte che ti amo



martedì 14 febbraio 2017

Biancospino



Sulla strada umida di pioggia e vento
tu, luce lontana nel buio di notte invernale
ed io, fredde gocce di ghiaccio sui rami.
Di mille lucciole spente la vita reclama
la luce sulle nostre sopite emozioni.

Una Lacrima -sola- scende
lenta sul viso, si ferma,
risplende,
riflette la luce lontana e diventa
essa stessa luce e strada
e ghiaccio sui rami.

Un Pensiero -solo- nasce,
si nasconde impaurito nel buio
della notte invernale
e trema
di paura e freddo.

La Lacrima lenta
accarezza la guancia di freddo alabastro,
sulle labbra rosse di fuoco brucia
e ghiaccio sui rami diventa
fiore di biancospino,
angolo di primavera.

E il Pensiero si schiude indifeso,
fragile come una foglia di vetro soffiato,
come un alone di luce
lacrima, pensiero e fiore
nella notte invernale.

E noi, mano nella mano a guardare
il miracolo di un amore creduto
impossibile o perduto
che si schiude fragile e indifeso
come una foglia di vetro soffiato
e trema
di paura e freddo
nel suo angolo di primavera

E il Vento soffia fra le nostre mani,
sui nostri volti gelati, soffia
carico di neve e lamenti
e di paure
e soffia sui nostri corpi nudi,
paralizzati
nel ghiaccio di mille cristalli sui rami.

E l'angolo di primavera,
il miracolo di un amore
creduto perduto e dischiuso,
diventa luce lontana
nel buio di notte invernale.

Ti amo
grida il Pensiero.
Ti amo
risuona nel buio
e il vento si ferma, le mani si stringono forte,
i corpi si uniscono, le labbra  si cercano,
si sfiorano.
Eslpode di fuoco la notte,
in un lampo di sole accecante
si chiudono gli occhi
nell'amplesso di un prato d'estate
avvolto dai rami carichi di bacche
rosse di biancospino.